Morso di vipera

Morso di vipera

In Italia esistono quattro specie di vipere velenose (Vipera bertts. Vipera aspis. Vipera ammodytes. Vipera ursinii). Il veleno delle vipere contiene neurotossinc, cardiotossinc, enzimi emolitici, proteasi e inibitori delle citocromossidasi. Il morso della vipera si riconosce per la presenza, in sede cutanea, di 2 forellini a distanza di circa 1 cm.

Quadro clinico
A livello locale si osserva la comparsa, entro pochi minuti dal morso, di:
• dolore ed edema che si estendono progressivamente
• adenopatia locale
• manifestazioni emorragiche
• necrosi tissutale.
A distanza di circa un’ora dal morso è possibile osservare la comparsa di un corteo sintomatologico, espressione dell’azione sistemica delle tossine contenute nel veleno, caratterizzato da:
• nausea e vomito
• dolori muscolari crampiformi
• emorragie gastro-intestinali e genitourinarie
• dispnea
• obnubilamento del sensorio
• oligo-anuria da necrosi tubulare acuta
• depressione respiratoria
• coma
• exitus.

La severità del quadro clinico dipende, soprattutto, dalle condizioni generali del paziente, dalla sede e dalla profondità dell’inoculazione, dalla quantità di veleno iniettata e dalla tempestività dell’intervento terapeutico.

Protocollo terapeutico
• Fare assumere al paziente il decubito supino
• Ospedalizzare l’infortunato (il trasporto in ospedale deve avvenire con il paziente immobile)
• Sostenere, se necessario, le funzioni vitali (BLS): controllo e

mantenimento della pervictà delle vie aeree, della ventilazione e della circolazione (vedi Rianimazione cardiopolmonare)
• Valutare lo stato di coscienza (reattività pupillare, riflessi osteotendinci, risposta verbale e/o motoria) ricorrendo alla “Glascow Coma Score”
• Applicare un laccio emostatico a monte del morso, al fine di rallentare il ritorno venoso e quindi la diffusione del veleno; il laccio dovrà essere abbastanza streno, al fine di ostacolare il ritorno
venoso e il reflusso linfatico, ma non tanto da impedire l’afflusso di sangue arterioso. Il laccio viene spostato in senso prossimale ogni 20 minuti in rapporto al progredire dell’edema
• Rimuvere il veleno con sistemi di estrazione (“pompette”) a pressione negativa
• Detergere la ferita con acqua ossigenata e/o iodopovidone (Betadine soluzione)
• Trattamento antiofidico:
– siero antiofidico (Siero Antivipera Tetra valente ISM f 10 mi) alla dose di 0,5-1 mi/kg in 250 mi di soluzione fisiologica.
L’infusione di siero antiofidico deve essere preceduta dalla somministrazione di adrenalina (0.2-0,5 mg se) e dal test di sensibilizzazione (0,1 mi se di siero).
L’iniezione perilesionale del siero non ha dimostrato alcuna efficacia
• Terapia antibiotica:
– ccftriaxone (Roccfìn fi 2 g): 2 g ev/die, in associazione con amikacina (BB-K8 fi 500 mg): 500 mg ini/12 ore.
• Profilassi antitetanica.
Per il trattamento dello shock anafilattico confronta il capitolo relativo.

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